STEM gap: ostacolo a studenti e paese

Solo un giovane su quattro si iscrive a corsi di laurea scientifici. In Italia e in Europa. Precludendosi numerose chance occupazionali. Anche perché un’azienda su due resta senza personale qualificato

Il primo problema della formazione universitaria italiana non è il tanto narrato gender gap, di cui rappresenta solo un segmento, ma ciò che potremmo chiamare STEM gap: solo un neodiplomato su quattro sceglie una formazione universitaria scientifica, a fronte del 74% che opta per materie umanistiche. Lo attestano le maggiori e più recenti ricerche: da Fondazione Deloitte a Talents Venture su dati del Ministero dell’Università (febbraio 2026) a quelli di Unioncamere con il Ministero del Lavoro (gennaio 2026).

Lo STEM gap è il vero cruccio per la crescita del Paese, oltre che per la vita e le opportunità lavorative, e quindi retributive, della Gen Z. Anche se in continuo rinnovamento, i percorsi umanistici tendono alla saturazione in campo lavorativo, mentre quelli scientifici assistono a una domanda inevasa da parte di aziende, laboratori e altri enti del cosiddetto tessuto produttivo, tanto da attrarre l’arrivo di giovani stranieri in mancanza di laureati italiani, specie nel campo della ricerca, sia universitaria che industriale.

E non è tutto. Per chi opta con coraggio per un corso STEM, prospettive di occupazione, retribuzione e carriera si aprono in tutto il continente e oltre. Ad avvalorare queste chance sono numerose ricerche. È del recente febbraio 2026 l’indagine dell’Osservatorio STEM di Deloitte e Fondazione Deloitte secondo cui ben un’impresa su due, il 50%, segnala difficoltà a reperire giovani laureati scientifici.

Ed è sempre del febbraio 2026 un’indagine di Talents Venture su dati del Ministero dell’Università secondo cui dal 2014 al 2024 i neolaureati sono aumentati da 308mila a 415mila all’anno, quindi di ben oltre 100mila, ma la quota degli “STEM” è cresciuta di sole 26mila unità: da 80mila a 106mila l’anno. Le carenze maggiori di neodottori scientifici le imprese le lamentano nel segmento ICT, Information and Communication Technology, i cui immatricolati rappresentano appena il 20,6% del globale STEM.

Non perderti le ultime novità da Campus Magazine