Le imprese giovani crescono dove esistono reti. Il ruolo di Assolombarda

Negli ultimi dieci anni, il tessuto imprenditoriale guidato da under 35 ha subito un calo drastico, tra il 2014 e il 2024 sono scomparse oltre 153.000 attività giovanili, passando da circa 640.000 a 486.000 unità, che salgono a 193.000 se si tiene in considerazione un periodo di 13 anni. In media, l’Italia ha perso 42 imprese giovanili ogni giorno per 10 anni consecutivi. Nonostante il calo numerico, i giovani imprenditori si stanno spostando verso settori a maggior valore aggiunto come i Servizi alle Imprese (+3,1%) nell’ultimo decennio e ICT (+1,6%). Qual è la situazione dell’imprenditoria giovanile in Italia? Ci sono spiragli di ottimismo? E quale può essere il ruolo delle associazioni di categoria per aiutare il sistema a invertire il trend? Ne abbiamo parlato con Giulia Cifarelli, vicepresidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Assolombarda, tra gli speaker d’eccellenza di Campus Graduate, il primo salone dei master e delle lauree specialistiche che si svolgerà mercoledì 6 maggio a San Siro Stadium (gate 7, dalle 9.30 alle 17.30, ingresso gratuito).

In Lombardia, le imprese guidate da giovani con meno di 35 anni, rappresentano il 7,9% del totale, una quota di poco inferiore alla media nazionale (8,1%), che comunque non è elevatissima (nel 2011 superava l’11%), in 13 anni, secondo alcuni dati, si sono perse 193mila imprese under 35. Come poter ovviare a questo trend?

Il calo delle imprese under 35 non è un fenomeno isolato, ma il risultato di più fattori che agiscono insieme: demografia, percezione di instabilità legata alle crisi geopolitiche che si susseguono, una certa complessità regolatoria, il tema dell’accesso al capitale e anche la percezione del rischio imprenditoriale. Per invertire questo trend non esiste una sola leva, ma un lavoro sistemico. Il primo punto credo sia proprio culturale: fare impresa oggi non può essere percepito come un salto nel vuoto, ma come un percorso progressivo. Qui il ruolo dell’orientamento è decisivo: far conoscere prima e meglio cosa significa davvero costruire un’impresa. Il secondo è formativo: servono competenze concrete già nelle fasi iniziali del percorso educativo e professionale – dal digitale alla finanza, dalla sostenibilità alla gestione d’impresa – perché l’idea da sola non basta più. Il terzo è l’ecosistema: le imprese giovani crescono dove esistono reti, mentorship, associazioni e strumenti che riducono la distanza tra idea e realizzazione. In questo senso realtà come Assolombarda non sono solo rappresentanza, ma piattaforme di connessione tra giovani, imprese e innovazione.

Le imprese giovani investono di più in digitale e innovazione, con imprese snelle e forse un po’ lontane dai modelli tradizionali. Va in questa direzione il futuro?

Sì, la direzione è chiaramente quella. Le imprese giovani non sono solo “più digitali” per natura, ma interpretano meglio il contesto attuale, in cui competitività significa integrazione tra tecnologia, sostenibilità e capacità di adattamento. La trasformazione digitale non è più un’opzione ma un passaggio strutturale per migliorare efficienza, produttività e qualità dei processi. Allo stesso modo, l’innovazione oggi si costruisce sempre più in logica di open innovation e collaborazione con ecosistemi esterni. Il punto non è tanto il superamento dei modelli tradizionali, quanto la loro evoluzione: le imprese del futuro saranno ibride, capaci di unire solidità industriale e agilità organizzativa. In questo senso, le imprese giovani stanno anticipando un modello che tenderà a diffondersi.

Che ruolo hanno oggi le associazioni come Assolombarda nel creare opportunità reali o nel connettere formazione e lavoro?

Non si limitano a fare advocacy, ma costruiscono concretamente strumenti di accompagnamento. Un esempio evidente è proprio il percorso formativo strutturato delle GGI Academy di Assolombarda, un percorso di formazione strutturato, sviluppato in collaborazione con partner qualificati, che affronta temi chiave per chi fa impresa oggi: digitalizzazione, sostenibilità, pianificazione finanziaria, internazionalizzazione e gestione dei talenti. Questo tipo di iniziative crea un ponte diretto tra formazione e impresa, offrendo competenze pratiche e immediatamente applicabili. Inoltre, le associazioni funzionano come piattaforme di connessione: mettono in relazione giovani, imprese, sistema finanziario e mondo dell’innovazione. Il valore aggiunto è proprio qui: trasformare un potenziale diffuso in opportunità concrete, accorciando la distanza tra chi vuole fare impresa e gli strumenti per farlo. In questo quadro si inserisce anche l’impegno del Gruppo Giovani Imprenditori nell’ambito dell’orientamento. Ogni anno il Gruppo organizza un evento all’interno delle iniziative OrientaGiovani di Assolombarda, un momento di confronto pensato per avvicinare gli studenti al mondo dell’impresa. Da due anni il titolo è “Oltre il business: il valore sociale del fare impresa”, un tema che riflette una visione evoluta dell’attività imprenditoriale. L’obiettivo dell’incontro è offrire strumenti concreti e spunti di riflessione agli studenti delle scuole superiori, aiutandoli a progettare il loro futuro professionale, sia come imprenditori sia come lavoratori dipendenti o freelance. Durante questi momenti, alcuni imprenditori condividono esperienze dirette, raccontando cosa significa oggi fare impresa e sottolineando l’importanza di generare un impatto positivo sul territorio e sulle persone.

C’è un forte mismatch tra scuola e lavoro, a volte i giovani conoscono poco le opportunità offerte dall’autoimprenditoria: quali azioni si dovrebbero mettere in campo per avvicinare maggiormente le giovani generazioni al mondo delle imprese?

Il mismatch si riduce lavorando su diversi livelli. Primo: esposizione precoce al mondo reale. I giovani devono entrare in contatto con l’impresa il prima possibile, non solo attraverso la teoria ma tramite esperienze concrete, testimonianze e percorsi pratici. Secondo: formazione mirata. Serve integrare nei percorsi educativi competenze che oggi sono centrali per fare impresa: lettura dei dati, sostenibilità, gestione finanziaria, capacità di costruire un business plan, tutti elementi presenti nei percorsi formativi citati. Terzo: orientamento all’autoimprenditorialità. Oggi molti giovani non scelgono di fare impresa non per mancanza di interesse, ma per mancanza di strumenti e consapevolezza. Occorre quindi rendere più accessibili le informazioni, semplificare i percorsi e soprattutto mostrare esempi concreti e credibili. Non basta cioè “raccontare” l’impresa: bisogna farla vivere, accompagnando i giovani lungo un percorso progressivo che trasformi un’idea in una possibilità reale. E in questa direzione si inserisce anche la Giornata della Tecnologia “Start the Future”: visite aziendali rivolte agli studenti delle scuole superiori per portarli dentro l’impresa, non raccontarla loro dall’esterno. Un percorso concreto tra processi produttivi, tecnologie e professioni del futuro, con momenti interattivi pensati per trasformare una visita in un’esperienza formativa reale.

Ecco, i giovani. Quali sono oggi le aspirazioni professionali dei giovani tra i 18 e i 26 anni nei territori di Assolombarda?

Secondo una recente indagine del Centro Studi Assolombarda sui giovani e le loro prospettive di lavoro, una quota importante dei ragazzi tra i 18 e i 26 anni, immagina il proprio futuro in forme di lavoro autonomo: il 24% come imprenditore, il 28% come libero professionista. È un segnale forte. Nonostante un contesto più incerto rispetto a qualche anno fa, i giovani non rinunciano all’idea di costruire qualcosa di proprio. Anzi, dimostrano una crescente consapevolezza: fare impresa oggi è una scelta più ponderata, meno istintiva, ma proprio per questo più solida. Il fatto che cresca anche l’interesse per il lavoro dipendente non è un arretramento, ma un equilibrio nuovo: significa che le nuove generazioni stanno cercando competenze, esperienze, basi concrete su cui poi costruire, magari domani, un percorso imprenditoriale. E per noi, come giovani imprenditori, questo è un messaggio chiarissimo: c’è un’energia imprenditoriale diffusa, reale, che aspetta di essere accompagnata.

 

Che consigli darebbe a chi vuole iniziare oggi a fare impresa?

A chi vuole iniziare oggi direi prima di tutto una cosa semplice, ma decisiva: di non aspettarsi un percorso lineare. L’idea che si passi direttamente da un’intuizione a un’impresa è spesso una semplificazione. Nella realtà, il percorso è fatto di passaggi laterali, esperienze diverse, momenti in cui sembra di allontanarsi dall’obiettivo. In realtà è proprio lì che si costruiscono le basi. Nella mia esperienza, ogni fase – anche quelle che sembravano meno coerenti – ha aggiunto un tassello al puzzle finale: competenze, relazioni, capacità di leggere i contesti. Fare impresa non è solo avere un’idea, è saperla sostenere nel tempo. E questo lo impari lavorando, confrontandoti, anche sbagliando. Per questo il consiglio è di non avere fretta di “partire subito”, ma di costruire consapevolezza: entrare in azienda, capire come funzionano i processi, acquisire strumenti. Oggi abbiamo la fortuna di avere percorsi strutturati, come quelli promossi dai Giovani Imprenditori, che aiutano a sviluppare competenze concrete che fanno davvero la differenza quando si decide di fare il salto. Un altro punto fondamentale è non pensare di dover fare tutto da soli. L’impresa è sempre più un fatto collettivo: si cresce dentro ecosistemi, reti, confronti continui. Cercare questi contesti, entrarci presto, è un acceleratore enorme. Infine, serve una certa lucidità: fare impresa oggi è una scelta più consapevole rispetto al passato. Non è solo ambizione o desiderio di indipendenza, è anche responsabilità, verso le persone che lavoreranno con te, verso il territorio, verso il valore che genererai. Il consiglio? Accetta la complessità del percorso, investi su te stesso prima ancora che sull’idea e non perdere mai la capacità di trasformare ogni esperienza – anche quelle che sembrano deviazioni – in un passo in avanti. Non forzarti mai dentro un ruolo predefinito o uno schema che senti stretto solo perché “si è sempre fatto così”. Il vero vantaggio competitivo nasce dalla libertà di ritagliarsi il proprio spazio, valorizzando le proprie attitudini e competenze distintive. Invece di cercare di adattarti a una forma che non ti appartiene, focalizzati sul far emergere quelle competenze specifiche che portano valore reale.

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