Studiare e lavorare all’estero: vantaggi e sfide in ambito STEM

La dimensione internazionale è un elemento chiave. I percorsi Smfn sono fortemente compatibili con programmi Erasmus, double degree e dottorati all’estero. Sempre AlmaLaurea segnala che chi ha svolto un periodo di studio all’estero ha circa il 17 per cento di probabilità in più di essere occupato rispetto a chi non ha avuto esperienze internazionali.

Quali opportunità esistono all’estero?

Secondo la terza edizione dell’Osservatorio STEM, Empowering the multiple transitions through Stem Skills promosso da Deloitte è sempre più elevato l’interesse per il lavoro in contesti internazionali. In particolare lo considera probabile o molto probabile il 31% dei lavoratori intervistati e il 35% tra gli STEM. La matematica, poi, è un linguaggio senza confini. Un teorema è valido a Roma come a New York, e questo rende il titolo molto apprezzato fuori dall’Italia. I laureati in questa disciplina trovano sbocchi in università prestigiose, compagnie tech globali, centri di ricerca, fondi di investimento internazionali e aziende che si occupano di sicurezza informatica, crittografia o algoritmi.
Molti neolaureati scelgono di proseguire con un dottorato all’estero, attratti da programmi più strutturati e maggiori opportunità di carriera. Google, Microsoft, Amazon, grandi banche e hedge fund cercano proprio profili con forte preparazione teorica. Gli atenei italiani, negli ultimi anni, hanno iniziato a incoraggiare questa vocazione internazionale con scambi, doppie lauree e programmi costruiti in collaborazione con gruppi di ricerca stranieri.

Lavorare all’estero: vantaggi e sfide

I mercati esteri sono in crescita, in Europa, Nord America, Asia e Oceania, soprattutto nei settori dell’automotive, energia, aerospaziale, robotica e digitale. Pur offrendo stipendi spesso migliori e contesti dinamici, lavorare all’estero richiede anche capacità di adattamento a culture e normative diverse. Chi riesce a integrarsi può però accedere a progetti innovativi su scala globale e aumentare il proprio valore professionale. Non a caso, circa il 10% dei laureati italiani in STEM, inclusi ingegneri (8,2%), opta per l’estero, attratto da migliori prospettive. Molte facoltà collaborano strettamente con aziende leader, organizzando laboratori e tirocini spesso retribuiti. Non è raro, così, che gli studenti vengano assunti direttamente dall’azienda che ha seguito il loro progetto di tesi.

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