Le radio? Creazioni che uniscono generazioni. Alessandro Volanti, Direttore Marketing di Radio Italia, spiega come le emittenti trasformino intuizioni e idee in eventi e progetti. Il consiglio ai giovani per imparare? Restate nella nostra penisola.
Per Alessandro Volanti, direttore marketing di Radio Italia, le emittenti radiofoniche sono fucine di creatività perché permettono di generare idee originali e creare eventi che avvicinano le persone di ogni età. E in controtendenza, suggerisce: restate in Italia. Molto più che una stazione radiofonica: fondata nel 1982, Radio Italia è un caposaldo della cultura nazionale. Da oltre 40 anni, la sua missione di diffondere esclusivamente musica italiana ha contribuito in modo significativo alla promozione degli artisti e della gloriosa tradizione canora del nostro Paese. Un impegno rafforzato dalla presenza dell’emittente su più piattaforme e dal lancio di continue iniziative per coinvolgere il proprio pubblico progettate dal team di Volanti, che in questa intervista racconta i mestieri radiofonici in onda e dietro le quinte.
Qual è la sua definizione di professione creativa?
Per me la professione creativa è una qualsiasi attività lavorativa capace di generare idee originali, soluzioni innovative e contenuti che possano ispirarsi al presente, pensando però al futuro. Chiaramente queste idee e soluzioni devono poi trovare un effettivo riscontro «reale», altrimenti la professione rimane «ideale».
In che modo gli studenti prossimi alla maturità possono scoprire di avere attitudini artistico – creative?
Sono convinto che l’inclinazione artistico-creativa non sia qualcosa che si può scoprire o acquisire, ma che ognuno di noi possiede oppure no. È latente, nascosta, e solo sperimentando e mettendosi alla prova si può «scoprire» di avere determinate attitudini.
Quali abilità sono necessarie per lavorare in radio?
Dipende dai ruoli che si vogliono ricoprire all’interno della radio e dai diversi settori. Sicuramente avere amore per la musica è un requisito minimo fondamentale. Un’emittente radiofonica è una realtà complessa, articolata: i ruoli sono tanti e diversi e di conseguenza lo sono le abilità richieste.
Che tipi di lavoro si possono svolgere in una stazione radio?
Al giorno d’oggi le radio sono vere e proprie aziende a 360 gradi. Sono davvero molteplici i lavori che si possono svolgere: lo speaker, il fonico, la regia audio, i social, lavorare nel marketing, nell’area partnership o nel settore commerciale. Si può lavorare sul web, nello sviluppo di contenuti per sito e app, si può lavorare in redazione, fare il videomaker per i canali digitali e per i canali televisivi. Si può lavorare in ambito pr e ufficio stampa, così come si può lavorare nell’area it tecnica e amministrativa. Ne abbiamo per tutti i gusti.
Considera sensata un’esperienza all’estero per formarsi in questo settore?
Sicuramente un’esperienza estera aiuta a conoscere uno scenario più ampio sul mondo della radio in generale, inteso come settore. Nella realtà dei fatti poi ogni Paese ha le proprie dinamiche e le proprie opportunità e quindi può succedere che quanto appreso all’estero poi non sia realizzabile in Italia e viceversa, o che sia realizzabile in tempi relativamente lunghi. Se dovessi dare un consiglio a chi vuole lavorare nella radio, suggerirei vivamente di concentrarsi in primis sull’esperienza in Italia, per poi fare esperienze estere e tornare con competenze e idee che, se applicate con intelligenza al nostro mercato, possono risultare innovative.
Considera l’IA un alleato oppure un antagonista delle professioni radiofoniche?
Per me l’IA è un grande e potente alleato che, come tutti i grandi e potenti alleati, bisogna imparare a conoscere e padroneggiare per evitare di esserne fagocitati.