La migliore università italiana è il Politecnico di Milano. Lo dice il QS World University Rankings 2027 che certifica l’avanzamento dell’ateneo milanese di 11 gradini fino a raggiungere l’87esima posizione mondiale. Tra le prime 100 università al mondo. La prima università al mondo è, per il quindicesimo anno consecutivo, il MIT, il Massachusetts Institute of Technology, seconde a pari merito l’Università di Stanford, l’Imperial College di London, a cui seguono Oxford, Harvard, Cambridge, California Institute of Technology, University College London, ETH Zurigo e l’Università Nazionale di Singapore.
“Gli Stati Uniti restano leader mondiali nell’istruzione superiore, sebbene la mappa stia cambiando man mano che gli istituti in Asia e Medio Oriente traducono i consistenti investimenti in risultati tangibili”, ha detto nel corso della conferenza stampa di presentazione delle classifiche Ben Sowter, vicepresidente senior di QS. “Il quadro in Europa è variegato: i sistemi emergenti rafforzano la loro posizione a livello globale grazie a finanziamenti a lungo termine e politiche di innovazione, mentre altri mostrano segni di stagnazione.”
L’analisi ha preso in considerazione 8.808 istituzioni di 106 Paesi (pubbliche e private, di dimensioni variabili, specializzate e generaliste), con un aumento del 4% rispetto all’anno scorso. Si tratta di una selezione delle realtà accademiche più prestigiose tra le più di 30mila istituzioni universitarie riconosciute presenti oggi complessivamente nel mondo. Tra queste 1.504 sono le università pubblicate nella graduatoria finale di cui 47 italiane. Gli Stati Uniti continuano a dominare i vertici, con nove università tra le prime 20, ma il 67% dei loro atenei arretra. La Cina registra la crescita più forte tra i grandi sistemi, con il 72% delle università in salita e il maggior numero di nuovi ingressi.
Per quanto riguarda l’Europa, l’Italia è tra i Paesi che hanno registrato i maggiori progressi, con un incremento del 56%. Oltre al Politecnico, in salita anche l’Università di Roma La Sapienza (111 al mondo, ma ancora la migliore università al mondo per lo studio degli studi classici e della storia antica), Bologna (123), Padova (204), Torino Politecnico (206). In totale, ben 26 università su 47 tracciate, hanno migliorato la propria posizione, tra cui Milano Statale, Pisa, Roma Tor Vergata, Cattolica, Pavia, Torino, Trento, Genova, Siena, Venezia Ca’ Foscari e Brescia. In totale, l’Italia conta oggi 15 università nella top 500 mondiale, contro le 12 del 2017.
Questo dimostra che le università italiane, negli ultimi anni, si stanno attrezzando per competere a livello internazionale con i Paesi più blasonati, dimostrandosi vitale e autorevole. Secondo i dati della classifica, l’Italia è, tra i Paesi europei, l’unico a segnare un incremento a così ampio raggio.
La graduatoria si basa su cinque criteri di valutazione, ponderati in base all’importanza: la qualità della ricerca (considerando la reputazione accademica e le citazioni), la “employability” cioè l’efficacia e la reputazione del titolo di studio nel mondo del lavoro, la “learning experience” quantificata con il rapporto numerico tra personale docente e studenti, il “global engagement” che valuta la qualità delle relazioni internazionali (presenza di studenti, professori e ricercatori stranieri e partnership di ricerca extra-nazionali) e la sostenibilità.