Il ruolo fondamentale del docente orientatore

di Noemi Ranieri, presidente Enfap Italia

 
Strumenti per l’Orientamento” è un’iniziativa organizzata da Campus Next Generation Platform – Il Salone dello Studente, Irase Nazionale ed Enfap Italia per dotare di un tool kit, una sorta di cassetta degli attrezzi virtuale, i docenti delle scuole italiane che hanno scelto di diventare referenti per l’orientamento in uscita dalle scuole secondarie di secondo grado. Docenti che hanno deciso di mettersi a disposizione degli studenti per consigliarli nella loro scelta post diploma. Un ruolo importantissimo, una scelta preziosa e un aiuto indispensabile. A fronte di tanta buona volontà, spesso però i docenti non hanno a disposizione tutti gli strumenti più adeguati e più aggiornati per rispondere ai dubbi dei ragazzi, per supportarli e per accompagnarli a prendere la decisione migliore in quella che è, per loro, la prima importante scelta di vita. Ecco che questa guida, tratta dagli incontri con esperti di orientamento a tutti i livelli, che da ottobre 2021 a gennaio 2022, si sono svolti online sulla piattaforma www.salonedellostudente.it, diventa uno strumento utilissimo per arricchire le proprie competenze e metterle a disposizione degli studenti.
Gli incontri di “Strumenti per l’Orientamento”, che ripartiranno in autunno 2022 con la seconda edizione, sono destinati ai docenti e ai formatori di tutta Italia e sono validi per la formazione a tutti gli effetti. Ogni docente è libero di scegliere quali e quanti corsi frequentare.
La figura dell’orientatore. Il referente dell’orientamento nelle scuole è un docente incaricato di coordinare il processo e le attività che accompagnano gli studenti e le loro famiglie nella definizione del proprio progetto formativo e nella gestione di particolari momenti di transizione quali i passaggi da diversi ordini e gradi scolastici e l’accesso o l’uscita da percorsi formativi.
I numeri. A un anno dalla maturità, per il 14,7% dei diplomati la scelta universitaria non si dimostra corretta. Secondo il Rapporto 2022 – XVI Indagine Esiti a distanza dei diplomati (AlmaDiploma e Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea), fra i diplomati del 2020 che hanno deciso di continuare gli studi (81,1%), il 5,7% ha deciso di abbandonare l’università fin dal primo anno, mentre un ulteriore 9% ha cambiato ateneo o corso di laurea. Gli abbandoni hanno coinvolto il 3,8% dei liceali, il 9,2% dei tecnici e il 15,6% dei professionali. A tre anni dal titolo, l’8,7% di coloro che dopo il diploma conseguito nel 2018 si erano iscritti all’università ha abbandonato gli studi universitari mentre il 12,5% risulta ancora iscritto all’università ma ha cambiato ateneo o corso di laurea.
La principale motivazione alla base dell’abbandono degli studi universitari è legata soprattutto ad una insoddisfazione, rispetto alle aspettative iniziali, per le discipline insegnate: infatti, tra i diplomati del 2020, il 31,0% dichiara che quelle impartite fino a quel momento non sono risultate interessanti, mentre un ulteriore 9,5% ha trovato il corso troppo difficile. L’11,3%, invece, si dichiara insoddisfatto dell’ateneo a cui era iscritto. Per il 16,5%, invece, l’abbandono è legato all’impossibilità di accedere al corso desiderato (per esempio perché corso a numero chiuso, coloro che non rientrano tra gli ammessi, spesso orientano la propria scelta verso un altro corso di laurea, in attesa di ritentare l’accesso al corso desiderato). Infine, la restante parte ha scelto di interrompere gli studi per motivi personali, lavorativi o economici.
Il tutto quando, secondo i dati Eurostat, relativi al 2020, l’Italia occupa la penultima posizione in Europa per quota di laureati (29% dei giovani tra i 25 e i 34 anni) e nonostante il tasso di occupazione tra i 30-34enni laureati sia di quasi 10 punti più elevato di quello dei diplomati (69,5%, dati Istat). Determinante risulta altresì l’area disciplinare per trovare lavoro: nel 2019 il tasso di occupazione raggiunge il livello più alto per l’area medico-sanitaria (86,8), seguono le lauree Stem (83,6%), poi l’area socioeconomica e giuridica a 81,2% (Istat).
Orientamento. Scegliere il percorso formativo giusto rimane quindi fondamentale. Non a caso anche il PNRR ha disposto fondi per una riforma del sistema di orientamento a partire dal terzo anno di scuola superiore. Che cosa fare dopo la maturità è la prima grande scelta degli studenti, che possono trovare validi alleati nei docenti delegati all’orientamento in uscita.
Gli appuntamenti. Gli incontri proposti riguardano i test d’ammissione alle facoltà, i contenuti formativi dei corsi di laurea, gli ITS (che cosa sono, come funzionano), i progetti Erasmus, le scuole estere in Italia, studiare all’estero, i percorsi professionali, come funzionano i centri per l’impiego sul territorio, le politiche attive del lavoro. Due appuntamenti sono inoltre dedicati alla gestione dell’imprevisto ovverosia come aiutare i ragazzi che si rendono conto di non avere intrapreso la strada più adatta e desiderano rimodulare il proprio percorso.