L’ALTA FORMAZIONE PROFESSIONALIZZANTE CORRE VERSO IL TARGET PNRR DEI 52.000 ISCRITTI ENTRO LA FINE DEL 2026. MA ALLE IMPRESE NE SERVONO ALMENO IL DOPPIO: MECCATRONICA E ICT I SETTORI CON PIÙ NECESSITÀ
Il sistema terziaria ha innestato una marcia senza precedenti. Il numero delle iscrizioni agli ITS è cresciuto anche nell’ultimo biennio. Un trend progressivo che non è solo statistica, ma testimonia la consolidata autorevolezza di percorsi che si propongono come pilastro dell’alta specializzazione tecnologica post-diploma. In un mercato che corre verso l’automazione, gli Istituti Tecnologici Superiori offrono una risposta alle imprese, formando professionisti capaci di padroneggiare al meglio l’intelligenza artificiale e le tecnologie più innovative.
FABBISOGNO AZIENDALE: L’OFFERTA NON BASTA
Nonostante la crescita record che ha portato gli iscritti agli ITS a superare quota 46.600, passo decisivo verso il target di 52.000 fissato dal PNRR per la fine del 2026. l’offerta di tecnici altamente specializzati è ancora lontana dal colmare la richiesta di competenze delle imprese italiane. I numeri delle ultime Indagini Excelsior di Indire, Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa (più avanti la sintesi dell’ultima edizione 2026, ndr.) parlano chiaro: il sistema produttivo richiede circa 80.600 neodiplomati ITS l’anno. Un gap che fotografa un’Italia a due velocità, dove la domanda viaggia quasi al doppio della capacità formativa attuale.
La geografia del bisogno di professionisti vede in testa il Nord Ovest (34%). seguito dal Nord Est (24%) e, con un balzo significativo che ha portato al sorpasso sul Centro (18%). dal comparto Sud e Isole (24%). La Lombardia si conferma l’epicentro della richiesta con circa 19.700 profili ricercati, seguita a distanza da Veneto (8.500). Emilia-Romagna (7.600) e Lazio (7.600).
La mappa si completa con Piemonte (6.200), Campania (6.100). Toscana (4.200), Sicilia (3.800) e Puglia (3.700). fino ai 200 della Valle d’Aosta: territori che, quasi senza eccezioni, hanno visto il proprio fabbisogno raddoppiare in 12 mesi.
A livello settoriale, è l’industria a trainare la domanda (26.210 posti cercati), tallonata da servizi alle imprese (20.080), commercio (12.000) e costruzioni (11.000). Nel dettaglio delle aree tecnologiche, la meccatronica domina la classifica (22.800 assunzioni previste), seguita dall’area ICT, Information and Communications Technology (18.200), dai servizi agli enti no-profit (15.700) e dall’energia (9.200).
Il dato più critico riguarda il cosiddetto mismatch, ovvero il gap tra profili professionali richiesti e diplomati in possesso delle relative competenze: esistono ben nove ruoli lavorativi per i quali le aziende non riescono a coprire nemmeno la metà delle posizioni aperte. In cima alla lista delle «figure introvabili» ci sono analisti e progettisti software, insieme ai tecnici programmatori (con una carenza del 68,7%). Seguono meccanici e montatori di macchinari industriali (68.4%), installatori elettrici (67,2%), disegnatori industriali (66.9%) ed esperti in applicazioni (65,4%).
L’insufficienza di specialisti colpisce duramente anche l’edilizia (tecnici di cantiere al 64,5%) e la manifattura (56,5%), senza dimenticare l’ambito web, dove manca all’appello il 47,9% dei tecnici necessari. Anche l’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano evidenzia un gap critico di competenze nonostante la crescita del mercato: le imprese registrano attacchi hacker frequenti (34% delle grandi imprese nel 2025), mentre la carenza di esperti specializzati per la gestione del rischio e la compliance sta diventando un elemento sempre più critico.
L’analisi per macro-settori ribadisce la centralità della manifattura (26.210 richieste), seguita da servizi alle imprese (20.680), commercio (12.590), costruzioni (11.070), turismo (4.550), servizi alle persone (3.910) e trasporti (1.620).
SINERGIA STRATEGICA FRA AULA E IMPRESA
Il cuore pulsante degli ITS Academy risiede in un’alleanza strutturale in cui dialogano imprese, università, centri di ricerca ed enti locali. Questa rete integrata permette di saldare le strategie dell’istruzione e del lavoro alle politiche industriali nazionali, puntando su competenze digitali e tecnologiche avanzate. fondamentali per guidare la transizione ecologica e digitale del Paese.
Focalizzandosi su ambiti cruciali per la competitività dell’Italia, questi percorsi garantiscono una specializzazione di alto profilo, indispensabile a partire dalle realtà produttive più innovative.
Gli studenti beneficiano di un modello didattico esperienziale, dove l’apprendimento avviene direttamente «sul campo», grazie alla forte impronta pratica dei programmi. Affrontando scenari e criticità tipici del contesto professionale reale. i giovani non solo accelerano il proprio ingresso nel mondo del lavoro, ma assicurano quel perfetto allineamento (matching) tra i bisogni effettivi delle aziende e le abilità maturate dai diplomati durante il loro percorso formativo.
ITS IDENTITY
Il monitoraggio INDIRE conta in Italia 148 ITS Academy, con oltre 5.250 soggetti partner. Istituiti nel 2010. sono cresciuti rapidamente con il PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza 2021/2026, che nell’ultimo anno ha fatto crescere il parco laboratori, grazie a un importante investimento nelle apparecchiature tecnologicamente più avanzate, partendo dalla Legge 15/07/2022 n. 99 e dai successivi decreti attuativi, fino al DM. 203 del 20/10/2023.
Gli ITS nel 2023 erano 129 con 7206 corsi. In due anni sono diventati 20 in più, 149, con il doppio dei percorsi didattici: oltre 1.800 contro i poco più di mille dell’anno prima. Gli studenti iscritti erano 19.137 nel 2023, poco più di 25mila nel 2024 e 46.000 nel 2025/2020. Il maggior numero di ITS Academy si trova in Lombardia (25); a seguire Campania (con 16 ITS), Sicilia (11) Toscana (11) e Puglia (10). Il piano di studi prevede 2.000 ore per il percorso biennale e 3.000 per quello triennale, di cui almeno il 30% svolte in stage in aziende. Con oltre il 50% dei docenti provenienti dal mondo del lavoro: una garanzia per forgiare neoprofessionisti funzionali alle esigenze contemporanee.
DIECI AREE DI STUDIO E DI APPLICAZIONE
Dall’ultima riforma che ha preso avvio definitivo dall’anno accademico e scolastico 2024/2025, i percorsi ITS sono suddivisi in 10 aree tecnologiche articolate in 21 sotto-ambiti.
Le aree sono: Energia (denominata IT’S Power); Mobilità sostenibile e logistica, a sua volta ripartita in Marittima e Terrestre (IT’S Motion); Chimica e nuove tecnologie della vita (IT’S for life): Sistema agroalimentare (IT’S Agri-Food): Sistema casa e ambiente costruito (IT’S Built); Meccatronica (IT’S Mech); Sistema moda (IT’S Fashion); Servizi alle imprese e agli enti senza fine di lucro (IT’S Service); Tecnologie per i beni e le attività artistiche e culturali e per il turismo (IT’S Culture); Tecnologie dell’informazione, della comunicazione e dei dati (IT’S ICT).
MULTIDISCIPLINARIETÀ: ICT PARADIGMA COMUNE
Le skills digitali non rappresentano solo il cuore del segmento ICT, ma sono un requisito trasversale ormai richiesto in tutti gli ambiti tecnologici degli ITS. Per circa due terzi delle aziende, queste abilità costituiscono un fattore di importanza elevata nella scelta dei giovani professionisti. Un peso determinante è esercitato dalle cosiddette tecnologie abilitanti 4.0 (cybersecurity, cloud, big data, realtà aumentata. simulazione), che risultano rilevanti per quasi il 40% delle assunzioni di diplomati ITS, a fronte di un modesto 13% registrato nel nazionali.
Parallelamente, la transizione ecologica orienta le scelte del 50% delle imprese, che oggi ricercano competenze specifiche nel risparmio energetico e nella tutela dell’ambiente.
La velocità delle trasformazioni tecnologiche alimenta però un gap di competenze sempre più critico: il divario tra le skilIs necessarie al mondo del lavoro e quelle possedute dai candidati, infatti, sta ancora oggi aumentando, rendendo indispensabili accordi più stretti rendendo tra filiere produttive e sistema formativo.
In fase di selezione, le imprese non valutano più solo il sapere tecnico, ma pesano in modo decisivo le capacità digitali e le cosiddette soft skills. Attitudini relazionali come problem solving. capacità di lavorare in team o in autonomia, doti comunicative e flessibilità sono ancora più importanti che in passato. Questi elementi, integrati stabilmente nei cv degli ITS. offrono una marcia in più, rendendo questi percorsi didattici una scelta strategica nel panorama degli studi post-diploma.
I MAGGIORI VANTAGGI DEL MODELLO ITS
Come evidenziato dal report della Fondazione Adapt, le priorità delle Fondazioni ITS si concentrano sull’ottimizzazione del placement e sull’anticipazione dell’ingresso dei giovani nel mercato occupazionale, contrastando attivamente la dispersione formativa. Un elemento chiave è il legame di fiducia tra azienda e studente: l’apprendistato, in particolare, garantisce una connessione più solida rispetto allo stage tradizionale, facilitando la successiva conferma contrattuale. Questa cooperazione tra scuola e impresa permette di strutturare percorsi formativi su misura, capaci di generare competenze innovative e difficilmente reperibili sul mercato, allineando perfettamente la domanda delle aziende con l’offerta dei diplomati.
In contesti specifici, specie nel Mezzogiorno, l’apprendistato è una leva strategica per l’assunzione, grazie a sgravi fiscali e incentivi che riducono i costi del personale. Oltre all’aspetto occupazionale, gli ITS fungono da veicolo per diffondere l’innovazione anche nelle realtà imprenditoriali meno strutturate. Sul piano della sicurezza, l’apprendistato si rivela uno strumento decisamente più tutelante rispetto allo stage: a fronte di una normativa talvolta lacunosa per i tirocini, definisce responsabilità chiare e puntuali in capo alle aziende circa la salute e la protezione dei lavoratori-studenti, garantendo maggiore serenità sia ai partecipanti che agli enti formativi.
APPRENDISTATO: UNO STEP IN EVOLUZIONE
Nonostante le strategie di rilancio, l’apprendistato di alta formazione e ricerca è rimasto a lungo uno strumento marginale, concentrato quasi esclusivamente al Nord, con poco più di mille contratti. a fronte dei soli 200 registrati tra Centro e Sud Italia. Secondo i dati Anpal relativi al periodo 2018-2022, solo il 51,5% delle Fondazioni aveva attivato questa tipologia contrattuale. Tuttavia, il quadro sta cambiando rapidamente: i monitoraggi più recenti sull’attuazione della Riforma ITS (Legge 99/2022) indicano una spinta decisa verso il superamento dei 3.500 contratti di apprendistato duale su base nazionale. Questa accelerazione è strettamente legata agli incentivi contributivi e alle nuove semplificazioni che favoriscono il passaggio dallo stage all’assunzione diretta già durante il percorso di studi, creando un legame più solido e «tutelante» tra studente e impresa.
I PROFILI PREVALENTI DEGLI IMMATRICOLATI
Secondo le rilevazioni degli ultimi rapporto Excelsior di INDIRE, l’utenza degli ITS evidenzia un’evoluzione significativa. Se il diploma tecnico resta la base principale (55%). emerge l’avanzata dei liceali, che con il 25%, hanno superato i diplomati professionali (intorno al 13%). Non manca una quota di «over-education», con il 4% di iscritti già laureati, a riprova dell’attrattività che questi percorsi esercitano anche tra chi ha frequentato con successo l’università. Sotto il profilo anagrafico, il sistema si afferma tra i giovani fra 20-24enni (42,5% circa), seguiti dai neo-diplomati di 18-19 anni (38%), con una presenza di corsisti over 30 intorno al 10%. Persiste tuttavia il divario di genere: la platea è maschile per il 74%, contro una partecipazione femminile del 260%, obiettivo su cui il sistema intende ancora investire.
A convincere gli studenti sono i risultati occupazionali: a un anno dal titolo lavora oltre 180% dei diplomati, con una coerenza tra studi e mansione del 93%. Riguardo ai contratti, il 34,3% ottiene un tempo indeterminato o un lavoro autonomo, il 20.0% entra in azienda con l’apprendistato e il 39,1% inizia il suo percorso con un contratto a termine.