Imparare a imparare è per tutta la vita

ANTONIO DANIELI: IN UN MONDO IN CUI COMPETENZE E PROFESSIONI CAMBIANO RAPIDAMENTE, NON SMETTERE DI IMPARARE DIVENTA DECISIVO. SCUOLA, UNIVERSITÀ E LAVORO, PARTI DI UN UNICO ECOSISTEMA

 

Siamo abituati a pensare alla formazione come a un percorso con inizio e fine: prima la scuola, poi l’università, quindi il mondo del lavoro. Ma in una società in cui conoscenze, tecnologie e professioni cambiano rapidamente, questa sequenza non è più sufficiente. Formarsi significa sempre più essere capaci di continuare ad apprendere.

Secondo il «Future of Jobs Report 2025» del World Economic Forum, gli employer intervistati si aspettano che entro il 2030 il 39% delle competenze fondamentali cambi o diventi obsoleto. Accanto alle competenze tecnologiche, il report segnala tra le destinate a crescere di importanza anche il pensiero creativo, la capacità di adattamento, la curiosità e l’apprendimento permanente.

Questi dati ci dicono qualcosa di importante anche sul significato di educare. Se non possiamo prevedere quali conoscenze saranno necessarie tra dieci o vent’anni, possiamo però aiutare le persone a sviluppare la capacità di acquisirne. È ciò che in Fondazione Golinelli intendiamo quando parliamo di imparare a imparare: coltivare curiosità e autonomia, imparare a porsi domande, mettere in relazione conoscenze diverse e affrontare problemi nuovi senza avere sempre a disposizione una soluzione già pronta.

Questa prospettiva cambia anche il modo in cui guardiamo a chi insegna. Non possiamo chiedere alle nuove generazioni di essere curiose, flessibili e disponibili al cambiamento senza riconoscere che anche insegnanti ed educatori hanno bisogno di continuare a formarsi. Educare significa allora anche educare a educare: offrire a chi accompagna i processi di apprendimento occasioni per aggiornarsi, sperimentare, confrontarsi e rinnovare le proprie pratiche. È per questo che Fondazione Golinelli dedica una parte importante dell’attività alla formazione permanente di chi fa ricerca e degli insegnanti.

È una convinzione che ci porta a considerare la formazione continua non come un settore dell’educazione, ma come una sua dimensione fondamentale. Formiamo quotidianamente educandi ed educatori, cercando di creare occasioni in cui l’apprendimento non sia soltanto trasmissione di contenuti, ma esperienza, ricerca, confronto e costruzione di significati. Dal 2000 a oggi, 2 milioni di giovani hanno partecipato ai progetti della Fondazione e, ogni anno, i programmi di educazione e formazione coinvolgono più di 100 mila studentesse e studenti e oltre 20 mila insegnanti, con una comunità permanente di 30 mila educatrici ed educatori. Anche per questo lavoriamo sulla contaminazione. Le questioni che abbiamo davanti — dalla transizione digitale a quella ambientale, dall’AI alle trasformazioni del lavoro — difficilmente possono essere comprese attraverso un solo sapere. Servono competenze scientifiche e tecnologiche, ma anche creatività, senso critico, capacità di comunicare e di collaborare.

Nell’Opificio Golinelli, dove si concentra gran parte delle attività educative, sperimentiamo modalità diverse di apprendimento: dalla realtà virtuale applicata alla didattica scientifica, come Golinelli LiVE Live Virtual Experience, alle attività della Scuola delle Idee Marino Golinelli, prima scuola secondaria di primo grado STEAM in Italia.

Con sede a Bologna, la Fondazione sviluppa progetti e attività in tutte le regioni italiane. La tecnologia non è un fine, ma uno strumento. Una simulazione o un ambiente virtuale possono rendere accessibili esperienze altrimenti difficili da realizzare, ma non sostituiscono la curiosità, il confronto e la capacità di porsi domande. Credo che scuola, università e mondo del lavoro debbano essere sempre più considerati come parti di un unico ecosistema dell’apprendimento, che deve attraversare tutte le fasi della vita.

Anche l’orientamento, in questa prospettiva, assume un significato diverso. Non consiste soltanto nell’aiutare a scegliere un corso di studi o una professione, ma nel mettere nelle condizioni di conoscere se stesso, le proprie attitudini e sviluppare gli strumenti per affrontare scelte che potranno cambiare nel tempo. Non possiamo sapere con certezza quale sarà il futuro del lavoro, né quali conoscenze saranno indispensabili. Possiamo però contribuire a formare persone capaci di continuare a imparare quando quel futuro sarà già cambiato. Qui si incontrano imparare a imparare ed educare a educare: nella consapevolezza che l’educazione non consegna risposte definitive, ma costruisce la possibilità di continuare a cercarle.

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