LA NOSTRA MISSION

Orientare per una scuola che risponda alle sfide dell’economia della conoscenza

La mission del Salone dello Studente di Campus Next Generation Platform

 

La nostra scuola compie cento anni. Era il 1922 quando venivano approvati i primi decreti delegati che davano il via alla scuola italiana. Un’opera enorme, che è stata portata a compimento da Giovanni Gentile e che risente di quella matrice culturale idealistica: storicismo, separazione tra cultura e tecnica, rifiuto della pedagogia, selettività, privilegio della teoria rispetto ai comportamenti. Quando la scuola nacque, l’Italia era un giovane regno, capo del governo era Benito Mussolini, non c’era la televisione, men che meno internet, le automobili erano appena 41.000, più di un italiano su tre era analfabeta, la globalizzazione era di là da venire, l’economia era prevalentemente agricola e anche i processi di urbanizzazione erano all’inizio. Cento anni sono passati e la nostra scuola ha attraversato questo secolo con continui cambiamenti, i più importanti sono stati quelli che hanno portato all’introduzione della scuola media unificata, rispondendo alla domanda dei tempi. Ma la scuola si trova adesso a dover fare fronte alle sfide dell’economia della conoscenza. Un’economia in cui i prodotti e i servizi, che saranno venduti e scambiati, saranno sempre più portatori di informazione. In questo nuovo scenario il livello della formazione e della conoscenza saranno decisivi per poterne prendere parte in modo attivo.
La scuola deve oggi affrontare nuove sfide: il digitale, la globalizzazione del mercato dei saperi e del lavoro, le nuove professionalità; tutte sfide molto lontane da quelle affrontate cento anni orsono (creazione del nuovo uomo, missione storica, latino come espressione dell’orgoglio nazionale…) e per fare questo bisogna produrre un grande sforzo e avere una visione che metta al centro studenti, società e mercato.
Il PNRR rappresenta una grande opportunità e prevede più di 17 MD per la nostra scuola, ma non basta investire sugli edifici e sugli strumenti didattici, vanno ridisegnati il modello e gli obiettivi della didattica, tenendo conto delle tendenze in atto.
La globalizzazione è senza dubbio il fenomeno più importante per l’impatto che avrà sulla vita dei nostri giovani: per poter vivere in un mondo globale bisogna dotarsi di una nuova alfabetizzazione, bisogna dotare i ragazzi della lingua franca internazionale (oggi l’inglese) con un livello, per qualità e quantità, che ci porti, dagli ultimi posti, a colmare il gap con gli altri Paesi europei. Globalizzazione significa anche vivere una in una realtà trans-nazionale, anche in questo caso c’è un gap comportamentale e di esperienza che va colmato. Il programma Erasmus è fondamentale ma non basta, bisogna sviluppare quelle skills in cui oggi siamo deficitari quali team working o public speaking, nonché va assolutamente ripresa la capacità di comprendere i testi scritti e orali, che è stata abbandonata e che sta determinando forme di analfabetismo funzionale preoccupanti.
La cultura italiana risente di una storica frattura fra mondo delle scienze e cultura umanistica, con un forte sbilanciamento in questa direzione. Lo studio delle STEM è fondamentale per tutti per rispondere alle sfide di un futuro caratterizzato da masse esponenziali di numeri (Big Data) che devono essere compresi e dominati.
Le scuole, come tutta la società, hanno scoperto il digitale come risposta al Covid (la DAD). Chiusa questa fase emergenziale si vuole giustamente ritornare alla scuola in presenza; sarebbe però fortemente sbagliato buttare a mare il digitale che invece andrebbe ripensato come valido strumento per una nuova didattica che faccia convergere in aula la socialità, il lavoro di gruppo, l’esercizio e i laboratori, utilizzando il digitale per la fruizione dei contenuti frontali al di fuori dell’ambiente scolastico.
Certo si tratterebbe di un rovesciamento del modello attuale che riserva all’aula la fruizione collettiva dei contenuti e all’ambito domestico e individuale l’esercitazione, ma il digitale apre, superata l’emergenza, prospettive assolutamente rivoluzionarie.
Uno dei gap maggiori è lo scarso numero di laureati che ci mette agli ultimi posti in Europa, e l’alto numero dei NEET (Neither in Employment or in Education or Training), i giovani che non studiano né lavorano.  Diverse sono le ragioni: costi, scarso orientamento, ma soprattutto un’industria a basso valore aggiunto che esprime una modesta domanda di qualità. Per colmare questo gap formativo e riavvicinare mondo della formazione e mondo del lavoro molto possono fare le altre forme di istruzione terziaria quali gli ITS e le Scuole di Alta formazione, si pensi alle proposte formative di due delle principali filiere italiane quali il settore moda e il settore agrifood.
L’alternanza scuola-lavoro, nonostante i molti limiti, rimane un’esperienza fondamentale, se sviluppata come esperienza non tirocinizzante, ma culturalmente formativa per le giovani generazioni.
Queste sono solo alcuni dei temi che abbiamo sviluppato in un anno di incontri digitali e in presenza nei Saloni dello Studente di Campus
Uno sforzo che ha visti coinvolti tutte le componenti della scuola e a cui Campus ha dato il suo contributo portando questi temi tra gli studenti e i professori.
Qualsiasi cambiamento non può prescindere dal coinvolgere studenti e professori, sono loro gli stakeholder che devono tracciare la strada del futuro, ecco perché Campus ha continuato a parlare ed incontrare centinaia di migliaia di studenti e professori.
Questo è sempre di più il ruolo di Campus: un link tra la scuola, la società e il mondo del lavoro e su questa strada continueremo a operare anche negli anni a venire
Domenico Ioppolo, amministratore delegato Campus Editori