L’importanza delle Life skills

Intervista a Emiliano Maria Cappuccitti,

HR Director Coca-Cola HBC Italia

Di Sabrina Miglio

 

“Ragazzi, riempite il vostro bagaglio personale di life skills”

 

L’orientamento ai giovani non si ferma alla scelta universitaria, tutt’altro.
Lo sa bene Emiliano Maria Cappuccitti, HR Director di Coca-Cola HBC Italia, che, insieme a Giulia
Matrigiani, ha scritto un libro dal titolo Oggi mi laureo… domani che faccio? (FrancoAngeli/Trend),
una guida tecnica, ricca di informazioni e suggerimenti, per i giovani che si affacciano al lavoro in
Italia e all’estero. A lui abbiamo chiesto quali sono i primi passi da compiere e, soprattutto, qual è
l’atteggiamento più giusto per presentarsi alle aziende.

 

Nella scelta del percorso di studi dopo la maturità, è giusto pensare già al lavoro e scegliere comunque un settore che promette
sbocchi occupazionali o meglio seguire le proprie inclinazioni?
Fra cinque anni ci saranno lavori che ancora oggi non conosciamo per cui è difficile prevedere il futuro. Certo, conciliare i due aspetti,
passione personale e lavoro, sarebbe l’ideale. Io consiglio ai ragazzi che hanno una passione di seguirla. A un patto, però: coltivare il senso
critico, la capacità di pensiero, di analisi dei contesti, l’educazione, l’empatia, l’atteggiamento al problem solving, la conoscenza
dell’inglese, in una parola le life skills. A dar loro le hard skills, le conoscenze tecniche, penseranno le aziende nel percorso di formazione.

 

Quali sono i primi consigli che dà ai giovani pronti ad affacciarsi sul mercato del lavoro?
Abbiate la valigia sempre pronta, uscite dalla vostra comfort zone, coltivate il desiderio di mettervi in gioco, cercate di migliorarvi
continuamente, andate alla caccia di sfide che generano adrenalina, non fermatevi davanti alle prime difficoltà, ma, al contrario, alzate
sempre l’asticella e mettetevi alla prova anche nelle esperienze che vi sembrano difficili: è solo affrontandole e superandole che
imparerete. E poi, tenete sempre a mente quella che per me è la parola chiave: adattamento. Il mondo è complesso e la capacità di
adattarsi a tutti i contesti culturali, ai diversi mindset è fondamentale. Io l’ho sperimentato nel periodo in cui ho lavorato in Cina.
E infine, coltivate la capacità di ascolto, lo dico con una battuta: se abbiamo due orecchie e una bocca è perché che dobbiamo
ascoltare il doppio di quanto parliamo… finché parliamo ascoltiamo soltanto ciò che già sappiamo, se ascoltiamo impariamo ciò che a noi
è ignoto.

 

Nella selezione del personale, che cosa fa veramente la differenza tra due cv simili?
Io guardo a che cosa fanno i ragazzi nel loro tempo libero: sport, volontariato, attività varie, piccoli lavori per mantenersi. Sono questi gli
aspetti che arricchiscono un cv e lo rendono unico, personale, diverso da quello di tanti altri. Se un ragazzo ha ottimi risultati, ma non ha
fatto altro che studiare avrà meno skills nella capacità di arrangiarsi, di gestire un budget, di dare il giusto valore alle risorse a
disposizione, di lavorare in team rispetto a chi ha fatto il boy scout o ha lavorato come cameriere o ha dato una mano nelle periferie o
in centri di aiuto, per fare qualche esempio.

 

Quali aspettative hanno attualmente i giovani? E quali le aziende?
C’è una percentuale di ragazzi davvero outstanding, brillanti, creativi, determinati, sanno quello che vogliono e cercano di ottenerlo.
Hanno meno timori reverenziali, meno formalità, se l’azienda non soddisfa le loro aspettative, se ne vanno.
I trend sono cambiati e se le aziende vogliono tenersi stretti questi ragazzi, devono parlare il loro linguaggio. Devono mostrare di voler
investire su di loro, in formazione, con master, corsi, opportunità. I giovani vogliono un piano di sviluppo di carriera trasparente.
Per questo in Coca-Cola Hbc Italia abbiamo carriere modulari, con vari step sia verticali che cross funzionali.

 

Per esempio?
Il 70% della formazione che offriamo ai giovani è del tipo “training on the job”, quindi pratica, di lavoro. Poi c’è un 20% di progetti on top e
infine un 10% di classica formazione in aula. Stiamo portando a termine un piano d’accelerazione dei nostri talenti con Autogrill che si
svilupperà su due piani: sostenibilità e miglioramento del posizionamento dei nostri prodotti nei loro punti vendita.
Faremo formazione in partnership con scambio di talenti e peer to peer learning.

 

L’azienda per cui lavora è molto attrattiva per i giovani, rappresenta un mondo, un immaginario. Quanti ragazzi riescono a colpirvi
con il proprio cv e a lavorare con voi?
Più che sull’invio classico del cv, noi oggi puntiamo sui social per le candidature. In ogni caso, se necessitiamo di 100 venditori,
analizziamo almeno 3mila curricula e ne scegliamo 700 da conoscere tramite colloquio. Per colpire i selezionatori anche un curriculum
presentato in maniera particolare può servire: anni fa, a un evento di recruiting, un ragazzo mi ha portato il proprio cv stampato al posto
dell’etichetta su una bottiglia di Coca-Cola e un altro ancora, più recentemente, mi ha presentato il suo cv sull’esterno di una lattina.
Sicuramente hanno dimostrato di essere creativi.