Le cose belle dopo il lockdown: intuire i sorrisi delle persone dalle espressioni che affiorano oltre le mascherine

Elisabetta Veneziano

Docente di diritto ed economia politica al Liceo Scientifico e delle Scienze Umane Laurana-Baldi di Urbino, nelle Marche.

 

Mi sono molto emozionata per tanti motivi. Li ho lasciati per ragioni di salute il 24 febbraio per un intervento. Mi era mancato non poterli salutare di persona allora. Ma sono stati loro a farmi avere un video per salutarmi!

Quando siamo rientrati, a settembre, non nego che parecchi di noi avevano gli occhi lucidi. Ho visto le ragazze e i ragazzi più grandi emozionarsi più di tutti, quasi meravigliati di potersi ritrovare. Quasi a dirsi: “Riprendiamo. E se tutto va bene trascorriamo un altro anno scolastico insieme”. Qualcuno in corridoio per l’emozione ogni tanto si dimenticava di tirare su la mascherina, ma era solo un attimo. Ma rientrati in classe ognuno si è messo al suo banco, ben distanziato. Molti persino con la mascherina su naso e bocca, pur non avendone l’obbligo da seduti.

 

 

Sentivi le voci ma non vedevi il labiale: non sapevi se chi stava parlando era serio o con un sorriso, per cui lo intuivo dal movimento degli occhi. Abbiamo anche cercato di sdrammatizzare con domande tipo: “Che cosa vi manca del lockdown?”. Per alcuni è stato: “Dormire”. Per altri il rapporto riscoperto con la famiglia: “Ci facevamo tante di quelle partite a carte coi genitori”, ha detto qualcuno, “che abbiamo dovuto porci un limite: non più di 10 per non andare a letto tardi!”. Qualcuno ha imparato a cucinare. Qualcun altro… ha mangiato un sacco di pizze. Altri hanno “investito” sugli abbonamenti Tv. Ora siamo tutti pronti a ripartire, con molti meno pregiudizi reciproci, meno luoghi comuni e tanta più voglia di condividere. Alcuni mi han detto: “Non daremo per scontato più nulla”. Però noto la sofferenza a rinunciare a quei piccoli gesti automatici come il bacino, l’abbraccio, che per la loro età sono indispensabili e che per ora debbono evitare.

Dopo i primi giorni, poiché era caldo, ho annunciato che avevo convenuto con la preside fare lezione all’aperto. E loro: “Nooo, non ci credo! Ma nel giardino della scuola, davvero?”. Erano entusiasti. Siamo andati alla Fortezza di Urbino, e la cosa più divertente è che sulle panchine del chiosco si sono disposti nello stesso ordine che avevano in classe! Pur spiegando norme giuridiche, materia non fra le più divertenti, 2 ore sono passate volando: “Se la scuola è così, che bello!”, han detto alcuni di loro. Quando si rientra si rimettono in fila, 3 gradini di distanza l’uno dall’altro, sono persino commoventi.

 

 

Noto che noi professori siamo meno tesi nei comportamenti e i ragazzi si comportano di conseguenza. Solo nel cambio dell’ora c’è qualche criticità: qualcuno si sporge troppo l’uno verso l’altro. In questi casi ricordo loro che “il vostro comportamento incide sulla sicurezza di voi e di tutti gli altri”. Alcuni hanno avuto contatti con malati Covid: la prima cosa che han fatto è stata chiamare i coordinatori di classe per farlo presente. Ci siamo confrontati con i colleghi e ci siamo detti: “Si stanno comportando alla grande”. Credo che a volte li riprendiamo e li critichiamo più di quanto meritino.

Siamo ancora all’inizio, non fa ancora freddo, non sono ancora arrivate le influenze. La speranza è che si prosegua così. Capisco la ministra Lucia Azzolina, una donna che ha dovuto affrontare una situazione drammatica in un clima difficilissimo, in cui è tornato in auge il luogo comune degli italiani tuttologi: tutti allenatori della nazionale, tutti esperti, tutti consiglieri, tutti tuttologi… Sfido qualunque ministro della Repubblica ad affrontare quello che ha dovuto affrontare lei in questi mesi, con oltre 8 milioni di studenti e 800.000 docenti cui pensare.