La Scuola dopo il Covid

Com’è stato ritrovarsi dopo mesi di lockdown e di e-learning? Com’è andato il primo giorno di scuola dopo mesi di separazione forzata? Quali sono stati i sentimenti degli studenti? Quali quelli dei professori? È ripresa la stessa vita di sempre? Oppure nulla è come prima e anche i rapporti, così come le opinioni e le considerazioni, fra studenti e docenti sono cambiati?

 

Con l’avvio del nuovo anno scolastico 2020/2021 Campus Orienta Digital inaugura questa sezione post-covid per raccontarvi le storie di un nuovo inizio, e per suggerire, indirettamente, nuove modalità per vivere l’insegnamento in presenza con la stessa e anche con maggiore efficacia dei mesi pre-virus, mantenendo distanziamenti e osservando tutte le regole necessarie, ma nonostante tutto – e anzi soprattutto – scoprendo un modo nuovo e migliore per far scaturire ed emergere i sentimenti, le emozioni e tutto quel che di umano è implicitamente inciso nel rapporto maieutico-pedagogico docente-discente.

Mandateci anche le vostre testimonianze, siano esse di studenti o di professori, e qualche foto che dia un volto a questo nuovo modo di stare insieme, di insegnare, di imparare, di crescere reciprocamente nei propri rispettivi ruoli. Perché anche il covid, come tante altri drammatici tornanti della storia umana, qualcosa di positivo, seppure in un contorno di tristezza e deprivazione, può essere – sarà probabilmente – in grado di far emergere.

Iniziamo dalla testimonianza raccolta da un’appassionata docente di matematica e fisica in un istituto tecnico di Cesena. Leggete il primo giorno con le sue studentesse e i suoi studenti, le prime iniziative che hanno concertato, i propositi che intendono realizzare.

E non dimenticate: aspettiamo anche le vostre testimonianze! Scriveteci alla mail: salonedellostudente@class.it, siamo impazienti di leggervi e, se come speriamo lo vorrete, di pubblicarvi e di farvi leggere!

 

Alessandra Montanari Lughi

Docente di Matematica e Fisica all’Istituto Tecnico Garibaldi-Da Vinci di Cesena (provincia di Forlì-Cesena), e collaboratrice della dirigente scolastica per l’Orientamento in uscita.

 

Il primo giorno è stato un caleidoscopio di sensazioni. Ma una è stata prevalente: è come se per sei mesi avessimo vissuto in un tempo fuori dal tempo. Il tempo sembrava non passato. Le sensazione dei ragazzi? Erano spaventati. Immobili: una sensazione stranissima vedere fermi studenti di un’età in cui solitamente sono quantomai esuberanti. Ma avevano una gran voglia di rivederci, e di rivedere i loro compagni. Non c’era quella distanza docente-discente che contraddistingue i rapporti asimmetrici, al contrario: ci abbracciavamo a distanza. La voglia di abbracciarci idealmente era proprio il sentimento prevalente. Al contempo c’è stata anche tristezza perché il contatto ancora manca e la distanza non può ancora essere colmata: stare seduti e così distanziati non è la condizione ideale per loro.

Ora si trovano a un altro compito impegnativo: una didattica in presenza ma che diventa diversa: non è più possibile fare lavori di gruppo o peer to peer. La distanza cambia tutto. Nei primi giorni noi docenti abbiamo lavorato con loro nel mettere a fuoco l’opportunità che rappresenta la presenza umana: mai come ora hanno visto nel compagno una risorsa. Abbiamo riflettuto insieme anche sul valore dei rappresentanti di classe, dei genitori, dei rappresentanti dei genitori, figure fino ad ora erano sottovalutate o date per scontate.

Poi abbiamo riflettuto sull’opportunità di ammettere che esistono anche spazi diversi di occupazione e condivisione: da quelli virtuali a quelli reali all’aperto. Per esempio abbiamo qui un grande parco dove venerdì mattina abbiamo fatto un’esperienza di laboratorio di fisica all’aperto. E a breve la nostra dirigente vuole costruire dei gazebo vicino all’orto botanico.

Anche i bidelli mancano molto agli studenti: non sono state ancora fatte le nomine dei collaboratori scolastici ed è per noi una grave mancanza, anche perché hanno un peso elevatissimo per la logistica e per garantire sicurezza, distanze, sanificazione. Dopo questo semestre bianco la frase che ho più sentito ripetere dai colleghi è stata: “Che fatica”. Noi docenti non abbiamo mai staccato! Ci siamo confrontati tutto il tempo, anche d’estate. E il 24 agosto eravamo già operativi per il recupero dei ragazzi con debiti formativi. Così abbiamo iniziato già stanchi ma più felici che dopo una vacanza. La didattica però ora dovrà essere diversa.

Degli studenti mi ha colpito infine il loro silenzio: dopo mesi in casa, al computer, al telefono, non erano più abituati al dialogo di persona. Non avevano quella vivacità che conoscevamo in loro. Erano tristi, stanchi, però con gli occhi ci seguivano, ci cercavano, avevano bisogno di cercare quel contatto non virtuale che è mancato loro in tutti questi lunghi mesi, e che ora piano piano riscoprono.