Scuola digitale: perché il Covid-19 è un’occasione

Oltre 400 milioni per potenziare la banda larga e catturare i Centennials. 
E per orientarsi nella scelta di scuola e Università c’è Campus Orienta Digital.

 


Sono bastate poche settimane di Coronavirus per far emergere con tutta la sua forza il ritardo della scuola di fronte alla rivoluzione digitale. Una rivoluzione che va incontro all’ultima generazione che è entrata in classe: i Centennials, ragazzi nati dopo il Duemila, cresciuti con internet, smartphone e tablet, che pensano e comunicano in modo diverso da tutte le generazioni precedenti.

 

La scuola e la banda ultralarga

Si tratta della generazione on demand che oggi sta sperimentando l’e-learning con tutti i limiti che un sistema messo in piedi per causa di forza maggiore può avere. Ma si tratta pur sempre di un inizio e di un’occasione che per Valentina Aprea, deputata di Forza Italia e responsabile del Dipartimento Istruzione del movimento azzurro, da sempre sostenitrice del digitale in classe, non si può perdere. Aprea sottolinea come finalmente il governo, anche se con un ritardo colpevole, ha stanziato 400 milioni di euro per potenziare la connettività delle scuole, portando negli istituti la banda ultralarga. Si tratta di un primo piccolo passo nella giusta direzione, secondo Aprea, e gli interventi dovranno riguardare tutte le scuole pubbliche, statali e paritarie.

 

L’orientamento digitale

Lo streaming è il grande protagonista delle lezioni in classe e sta diventando anche il punto di forza in tema di orientamento allo studio. La prova è che nel 2020 non si svolgeranno gli appuntamenti fisici per presentare le offerte dell’istruzione superiore. Tutte le Università, scuole specialistiche, accademie, hanno deciso di condividere online i loro piani di studio e per scegliere cosa fare dopo la scuola superiore è nata anche una piattaforma che raccoglie tutta l’offerta formativa. Ma non solo. Il Salone dello Studente, Campus Orienta, la manifestazione che ha oltre 30 anni di vita e ha coinvolto oltre 6 milioni di studenti su tutto il territorio italiano, ha lanciato la versione digitale: Campus Orienta Digital che consentirà di navigare tra le offerte, partecipare in streaming e attraverso webinar agli incontri, e scegliere online il percorso di studi più adatto.

 

La scuola dei centennials

L’orientamento digitale è il sogno della generazione on demand che Aprea descrive nel suo libro La scuola dei centennials (Egea 2019) abituata a soddisfare la propria velocità con un ritmo che solo le tecnologie possono garantire. Dopo mesi di didattica digitale le scuole non sono ancora tutte attrezzate per questa nuova sfida. I finanziamenti del Governo per la banda ultralarga possono dare una spinta ma in Italia ci sono ancora 1 milione e 600 mila famiglie che non hanno un computer, un tablet o una connessione adeguata per l’e-learning dei ragazzi. Secondo la scuola immaginata da Aprea, mettere in rete i ragazzi è il primo punto, ma il secondo è la formazione digitale per tutti i docenti che devono essere in grado di dialogare con gli studenti utilizzando gli strumenti informatici e avranno un ruolo fondamentale di guida per tanti ragazzi che si relazionano per la prima volta con la didattica online.

 

Didattica in presenza e virtuale

Nella scuola post Covid-19 gli studenti sperimenteranno due modalità di insegnamento: una in presenza e una dentro la realtà virtuale. È la formazione 4.0 dove i ragazzi diventano protagonisti e molti di loro sono capaci di essere imprenditori a sedici anni, costruire robot a undici, inventare un satellite a diciassette, imparare l’inglese quasi da autodidatti come racconta Aprea nel suo libro. La scuola digitale sarà fatta di App, coding, realtà aumentata e virtuale, e deve formare una “coscienza digitale”, stando accanto ai ragazzi e non di fronte. Per questa ragione anche gli ambienti scolastici e universitari dovranno diventare flessibili e polifunzionali, per favorire forme di apprendimento basate su attività di confronto, ricerca e creazione individuale. Non più cattedra e lavagna, ma stimoli multimediali per gli studenti. Questo non significa che il metodo tradizionale di insegnamento sia finito: va integrato con metodologie didattiche attive per preparare alle professioni di domani, molte delle quali ancora non note, dove la tecnologia sarà sicuramente al centro.

 

Valentina Aprea, deputata di Forza Italia e responsabile del Dipartimento Istruzione