L’identikit delle generazioni Z e Millennial

La ricerca propone un’analisi accurata su valori e aspettative della Generazione Millennial e della Generazione Z, in relazione ai loro principali ambiti di riferimento: scuola, società, lavoro. L’analisi presenta una copertura omogenea sui giovani italiani perché svolta in 12 città del Nord, Centro e Sud Italia durante i Saloni dello Studente Campus Orienta 2018/2019.
Il campione intervistato comprende 1.097 studenti fra i 17 e i 22 anni, per la maggior parte iscritti al 4° (31%) e 5° anno della scuola secondaria superiore (65%), in prevalenza 19enni (47,2%) e quindi prossimi
all’esame di maturità.

In Sintesi
I dati mostrano come i giovani siano mediamente determinati ma poco resilienti. Sono pronti a partecipare ad attività extrascolastiche, soprattutto di alternanza scuola-lavoro, e rendono molto quando hanno una forte interazione con compagni e docenti; crescono in coesione sicurezza e fiducia se i professori gli assegnano mansioni e responsabilità. Hanno però maggiori dubbi su cosa fare dopo la scuola, a partire dalla scelta di iscriversi o meno all’università: il 5,5% in più, rispetto ai coetanei dell’anno prima, pensa infatti di non iscriversi a un corso di laurea dopo la maturità.

Partecipazione ad attività extrascolastiche
Le risposte fornite dai ragazzi evidenziano come questi partecipino più che in passato ad attività extrascolastiche, specie di alternanza scuola-lavoro. Da sottolineare come, in un quinquennio, sia più che raddoppiata la partecipazione all’associazionismo: 10% nel 2016, 24% nel 2019.

Genere
Nelle differenze di genere i maschi sembrano mantenere più sicurezza e leadership, ma le ragazze sembrano più brave ad amalgamare contesti diversi come scuola, famiglia e amicizie. Altra sorpresa, il miglioramento del sentimento verso istituti tecnici e professionali rispetto a licei che non siano ad indirizzo classico o scientifico.

Contesto scolastico 
Dall’analisi emerge una maggiore insoddisfazione degli studenti iscritti in scuole del Nord rispetto agli iscritti del Centro e del Sud. Quelli del Sud sono più positivi circa l’ambiente di classe, specie in tre aspetti: coesione in
classe; stima fra insegnanti e studenti; insegnamento dei docenti percepito come adeguato alle loro aspettative.

Quest’ultimo aspetto, in particolare, riceve al Sud un punteggio di 3,4 su 3,7 di parametro statistico, contro il 3,1 del Centro e del 2,9 al Nord. Valori che, tradotti in percentuali, raggiungerebbero differenze considerevoli.

Rendimento scolastico 
I giovani nello studio rendono molto se hanno una forte interazione con compagni e docenti e quando si sentono partecipi della vita di classe e quando sentono l’insegnamento come funzionale alla comprensione del presente e della loro realtà. Se invece le esperienze maturate tendono ad assumere un carattere “normativo” ne ridimensionano la valenza e abbassano il loro impegno. Chi segue corsi extra-scolastici (musica, sport, lingue) e soprattutto chi fa parte di gruppi autogestiti), tende ad avere maggiore fiducia di sé, curiosità, leadership, impegno, capacità di problem solving e persino resilienza, una dote che i giovani maturano in genere solo col tempo.

Alternanza Scuola-Lavoro
Le esperienze crescono numericamente, e vengono considerate positive quando non restano un momento teorico o di osservazione ma quando gli allievi hanno la possibilità di sperimentarsi fattivamente nei compiti che vedono svolti dai lavoratori senior della realtà in cui sono inseriti.

Scelta Universitaria
Dall’indagine emerge che i ragazzi hanno più dubbi in merito all’indirizzo post diploma, a partire dalla scelta di iscriversi o meno all’università: tanto che il 5,5% in più, rispetto ai coetanei dell’anno prima, pensa di non iscriversi a un corso di laurea dopo la maturità.

Il Futuro
Le risposte degli intervistati indicano un atteggiamento positivo verso il futuro. Ritengono di poter essere protagonisti di un cambiamento, ma quando l’accento si sposta sul ruolo che possono avere loro in questo cambiamento l’ottimismo diminuisce. Solo il 48% ritiene che il suo futuro sarà migliore di quello dei propri genitori, anche se il 54% ritiene che il futuro dei propri figli sarà migliore del loro. Sembrano insomma percepirsi quasi come una “generazione di mezzo”, sottesa fra quella del miracolo economico dei genitori e quella- auspicata – del rilancio della società del futuro. Quasi una generazione di interscambio fra l’era del welfare e quella della digitalizzazione delle professioni. Identikit – Tra le caratteristiche prevalenti si possono citare il fatto che siano: determinati ma poco resilienti; positivi per autonomia, impegno e problem solving, meno per fiducia, empatia e resilienza; attratti dal ruolo di leader, meno da quello di coordinatore; profittevoli quando si sentono stimolati dall’interazione con amici, compagni e professori e quando questi ultimi affidano loro mansioni e responsabilità concrete; ottimisti con moderazione.